Vista della cittadella di Loppiano

Una cittadella tra Cielo e Terra

Nel suo 70 anniversario, continuiamo il nostro approfondimento di quell'esperienza esperienza mistica e illuminativa vissuta da Chiara Lubich e dalle sue compagne, nota come "Paradiso '49", con una riflessione di Sergio Rondinara, Professore stabile straordinario di Epistemologia presso l'Istituto Univeristario Sophia, che illumina un aspetto particolare della vita della cittadella di Loppiano, ovvero il rapporto con la natura che la ospita.

Ogni città, sia essa antica o moderna, fastosa o frutto di un urbanesimo incontrollato, ha sempre rappresentato nella storia l’immagine della socialità umana, il luogo delle relazioni economiche, educative, giuridiche e sociali che plasmano una civiltà. La città è l’espressione simbolica del desiderio profondo degli uomini e delle donne di stabilire tra loro un profondo legame di comunione e di tendere all’unità fra tutti perché in essa si sperimenta il vivere insieme, la “convivenza dei diversi” per età, pensiero, cultura, religione, etnia. La città in sé è un laboratorio di umanità.

Tutto ciò vale anche per la cittadella di Loppiano che, pur non avendo il carattere urbanistico di una città, può chiamarsi cittadella perché nel suo piccolo lo è, in quanto i suoi abitanti hanno fatto propri quegli elementi caratteristici della città appena menzionati e li rilanciano nel quotidiano.

Ma le città, come gli uomini e le donne, hanno bisogno di un luogo per esistere, hanno bisogno di un “dove” per poter far crescere in umanità i propri membri. Questo dice un ulteriore tipo di relazione che caratterizza le città oltre alle relazioni sociali: la relazione con la terra che l’accoglie, la relazione con il proprio habitat. Qui la necessità di un “dove” si fa problema per come gli abitanti di una città intenderanno nel loro vissuto il proprio rapporto con la natura che li accoglie.

Nella comprensione che Chiara ebbe della natura nell’esperienza dell’estate del 1949 è rilevante il fatto che in essa Dio si manifesta, rivela Se stesso. Una tale manifestazione di Dio nella natura è già attestata dall’apostolo Paolo nella sua Lettera ai Romani e dalla tradizione mistica e teologica del cristianesimo.

C’è dunque una manifestazione di Dio attraverso il creato, ma siccome nei suoi doni Dio dà Se stesso, ne consegue che nella natura c'è un'autorivelazione da parte di Dio che è dono di Sé.

La natura di Loppiano, nella quale abbiamo collocato la nostra cittadella, non è quindi semplicemente qualcosa che abbiamo a nostra disposizione per costruirvi abitazioni o per esercitarvi varie forme di lavoro, ma essa ci sta dinanzi come un messaggio divino che possiamo ascoltare e che – per la nostra libertà – possiamo però anche ignorare, ci sta dinanzi come un dono affidatoci, di cui dobbiamo prenderci cura, avere attenzione e cercare di nutrire per essa gli stessi sentimenti che Dio Padre ha per noi.

In un testo in cui Chiara fa riferimento ad una sua esperienza dell'estate già citata, leggiamo che nel luglio di quell'anno, giunta da Roma a Tonadico di Primiero – sulle Dolomiti – per riposare, immersa in un intenso clima spirituale colse sin dai primi momenti la presenza di Qualcuno che stava sotto le cose e che faceva si che esse non fossero cosi come – normalmente – noi le vediamo. Era la scoperta della presenza di Dio sotto le cose:

«Avevo l'impressione di percepire, forse per una grazia speciale di Dio, la presenza di Dio sotto le cose. Per cui, se i pini erano in dorati dal sole, se i ruscelli cadevano nelle loro cascatelle luccicando, se le margherite e gli altri fiori ed il cielo erano in festa per l'estate, più forte era la visione d'un sole che stava sotto a tutto il creato. Vedevo, in certo modo, credo, Dio che sostiene, che regge le cose.

E Dio sotto le cose faceva sì che esse non fossero così come noi le vediamo; erano tutte collegate fra loro dall'amore, tutte – per così dire – l'una dell'altra innamorate. Per cui se il ruscello finiva nel lago era per amore. Se un pino s'ergeva accanto ad un altro pino era per amore.

E la visione di Dio sotto le cose, che dava unità al creato, era più forte delle cose stesse; l'unità del tutto era più forte che la distinzione delle cose fra loro»

Questa esperienza ci parla di una presenza di Dio in tutta la realtà naturale al punto da poter affermare che dove c'è un elemento naturale lì c'è anche Dio, distinto di fatto nel suo essere, ma presente fin nel più intimo dell’essere creaturale. Stupiti dinanzi alle meraviglie della natura, molte volte possiamo avere l’impressione di trovarci come dinanzi ad uno specchio dove scorgere riflesso nella natura lo stesso amore di Dio che abita in noi.

Sempre questa esperienza ci ricorda che nel quotidiano della cittadella di Loppiano, siamo chiamati ad offrire non solo quella Sapienza e Amore che è Dio-in-noi e Dio-fra-noi, ma anche quella reale presenza di Dio sottostante la realtà naturale. Realtà naturale nella quale si riflette in parte l’Amore di Dio e, attraverso il lavoro quotidiano, lo stesso Amore di Dio presente tra i membri della cittadella.

Sergio Rondinara