Le ragazze del Torrione

L'orto del Torrione

Prendete un gruppo di ragazze di varie parti del mondo, in quarantena a Loppiano, per la precisione le ragazze del Progetto Giovani, che vivono al Torrione. Poi, aggiungete un esperto agronomo, Pietro Isolan, anche lui di Loppiano, confinato a lavorare da casa via "Zoom" e, last but not least, un grande spazio verde... Che cosa ne viene fuori? Ovvio, un orto!

«Dateci un pezzo di terreno, un paio di zappe, rastrelli ed è fatta: ecco il nostro orto! Sudore, fatica, risate, disperazione, questo e molto altro è l’orto, e quello che ottieni è vedere che i tuoi sforzi danno sempre frutto, che l’unione fa la forza, che c’è chi crede nelle tue idee!

Da quando il Progetto Giovani si è stabilito al Torrione è emersa fin da subito l’idea di creare un orto. Lo spazio, infatti, non mancava ma le attività da fare erano molte e non si era trovato ancora il giusto tempo per farlo.

Con l’arrivo della pandemia e della quarantena obbligatoria, ci siamo ritrovate a dover riorganizzare la giornata, a capire in quali attività investire le nostre forze. Ognuna di noi aveva e ha i suoi studi, le sue passioni da portare avanti ma, al tempo stesso, ci accumunava il desiderio di avvicinarci alla natura, di riconnetterci con lei. E l’orto ci è apparso come la soluzione perfetta!

È bastato condividere il pensiero con le focolarine che abitano al piano superiore e, nel giro di un paio di giorni, ci siamo ritrovate a prendere appunti e a organizzare il lavoro attraverso delle video chiamate, sotto la guida di Pietro Isolan, perito agrario ed educatore di Rural Academy, che ci ha proposto di realizzare un orto sinergico. In sostanza, un orto che riproduce i meccanismi e gli equilibri del bosco.

Credendo nel valore della terra e nella sua forza, abbiamo accolto molto volentieri questo consiglio e lo abbiamo reso realtà iniziando a preparare il terreno in modo sinergico. In quattro e quattr’otto ci sono arrivati gli attrezzi necessari e ci siamo ritrovate tutte, focolarine e noi ragazze, a lavorare.

L’atmosfera che l’orto ha creato non lo rende “solo un pezzo di terra” che richiede fatica e da cui poi si raccolgono i vari frutti cresciuti, ma è un’espressione sociale che racchiude l’interazione fra noi e la madre terra e fra noi e le persone che ci circondano. Persone che prima erano estranee, dopo sono diventate famiglia, perché sono state lì, a sorreggerci e incitarci, per realizzare il nostro sogno.

E così, sono iniziate le mattinate sotto il sole primaverile, tra risate e faticate, lavorando nel weekend, ma senza che la cosa pesasse a qualcuno.

Il lavoro nell’orto è diventato un momento di condivisione, tra noi del Torrione, di riscoperta della natura, anche di noi stessi nei nostri limiti e nelle nostre forze fisiche; ma anche di amore dell’altro che, in questo momento, non è facile da percepire e da vedere, eppure c’è! Lo si riscontra in forme diverse, fuori dall’ordinario. Per esempio, nel tempo che ci hanno dedicato tante persone, per aiutarci nella realizzazione o nel materiale che ci è stato regalato e negli strumenti prestati.

L’esperienza dell’orto sta piacendo a tutte, e le ragioni sono le più svariate…

Sporcarsi le mani dà dignità, ti ingegna e ti costringe ad andare oltre te stesso. Ti spinge a chiedere un aiuto concreto sia alle persone vicine, che a quelle più esperte, a consultarti con loro per capire come poter realizzare al meglio il tutto. È un’opportunità per costruire reti sociali, ci rende veramente presenti gli uni per gli altri, ci consente di aiutare l’altro che ci è affianco e che, come te, si sta sperimentando in qualcosa di nuovo. Insomma: Viva l’orto!».

Le ragazze del Progetto Giovani