LoppianoLab 2017

INVESTIRE IN GIUSTIZIA, CULTURA, ECONOMIA UMANA PER CAMBIARE DAVVERO LE REGOLE DEL GIOCO

Dall'evento centrale di LoppianoLab: per interrompere la spirale del sistema “vittime-briganti” serve un cambiamento culturale che investa i campi dell’economia e della finanza, della legalità e del lavoro, delle migrazioni e dell’accoglienza.

 Indignarsi di fronte a regole distorte o congelate è troppo poco, occorre agire sulle strutture inique che creano le vittime e i briganti perché di vittime non se producano più. Parole di papa Francesco che ben riassumono il cuore dell'evento centrale di LoppianoLab  2017 svoltosi ieri sul tema "Né vittime né briganti, cambiare le regole del gioco".

 

L'evento centrale: oltre l'indignazione c'è l'impegno

Il pomeriggio si è aperto entrando dentro le ferite e le contraddizioni di un'Italia che fatica a supportare chi, per amore di giustizia e verità, ha fatto la scelta coraggiosa della denuncia alla mafia.

Vincenzo Conticello, palermitano, è testimone di giustizia e  sostenitore del movimento Addiopizzo fin dalla sua nascita; da 11 anni è sotto scorta. Gestiva la storica "Antica focacceria San Francesco" nel cuore della città vecchia, ereditata dalla sua famiglia dopo cinque generazioni, quando nel 2005 i suoi "competitor" lo consegnarono - le intercettazioni confermano - alla mafia, con la richiesta di "ammonirlo" perché non rispettava le regole dell'economia mafiosa. Conticello fu costretto a denunciare e in sede di processo a testimoniare di fronte ai suoi aguzzini. "Sono vittima due volte - ha raccontato - della mafia e delle istituzioni. Dove s'inceppa il meccanismo? Io credo nel momento in cui le istituzioni non consentono al cittadino che ha denunciato di fare la stessa vita di prima". 

Concorda con il papa quando, il 19 settembre scorso incontrando la Commissione nazionale antimafia, ha invocato un cambiamento culturale non più rimandabile: "va trovata una via - ha esortato i presenti - che permetta ad una persona pulita, ma appartenente a famiglie o contesti di mafia, di uscirne senza subire vendette o ritorsioni".

   In fondo, ha sottolineato nel corso del dibattito l'economista Luigino Bruni, la giustizia è solo un'altra faccia della carità: "non esiste conflitto fra giustizia e carità, la carità è un modo di essere giusti". "Occorre superare l'indignazione" per dare concretezza alla prospettiva del cambiamento, ha spiegato Bruni. E facendo riferimento al racconto evangelico del buon samaritano, ha sottolineato che di fronte all'uomo aggredito dai briganti "il Samaritano provò misericordia, non ragionò ma passò dal sentimento all'azione. E lo fece perché - evidentemente - era abituato a farlo". Così - ha continuato - "l'incontro con la vittima è sempre un test sulla nostra umanità: se agiamo, allora vuole dire che lo abbiamo sempre fatto, che abbiamo vissuto di prossimità, e abbiamo coltivato l'umanità vera".

   Ed è coltivando la nostra umanità che possiamo riconoscere nell'altro, chiunque esso sia, in qualunque condizione si trovi, anzitutto una "persona". Lo ha sottolineato Chiara Peri, del Centro Astalli per i rifugiati, intervenuta all'incontro. "E' in atto - ha osservato - una mercificazione culturale delle migrazioni" per cui "i migranti e i poveri sono colpevoli della loro povertà e condizione, e sono trattati come merci e talvolta come scarti", e "la migrazione è diventata un crimine, ma solo per alcuni". Ne deriva il paradosso per cui "gli italiani hanno più paura delle vittime che dei briganti", mentre "i politici, preoccupati di apparire, dicono di dover rispondere a istanze dell'opinione pubblica, mentre contribuiscono ad alimentare quelle istanze e quelle opinioni". Piuttosto - conclude - serve passare dall'Io al Noi, e dall'attenzione all'istante presente a quella per la storia e le sue cause, altrimenti si continua a voler "risolvere la crisi delle migrazioni parlando solo di Libia".

 

   E se si indaga sulle cause delle migrazioni e delle diseguaglianze, ci si trova a confrontarsi anche con le storture dei sistemi economici e finanziari mondiali, centrati su profitto, speculazione ed estrazione incontrollata delle risorse. In questo ambito - ha osservato Nicoletta Dentico, del CDA  di Banca Etica - colpevole della degenerazione è il processo che ha portato ad una "deformazione dell'economia e allo smantellamento progressivo delle regole", per cui "le dinamiche delle transazioni finanziare, che ormai avvengono al 90% per via digitale, sono diventate incontrollabili per gli stessi operatori della finanza". Anche qui il cambiamento delle regole passa per un cambiamento culturale: ciò che va messo in discussione - ha spiegato - è l'idea di profitto, perché "il profitto in sé non va demonizzato, quello che va demonizzato è un modo di fare profitto incontrollato".

 

Contro l'azzardo, l'impegno di SlotMob

   In ogni ambito è l'attenzione all'uomo-persona e alle comunità intese come gruppi di persone a fare la differenza: lo hanno testimoniato i giovani esponenti di SlotMob nel corso del dibattito "Legame sociale e potere del denaro". Sul palco Francesco Naso di Economia e Felicità, Luca Raffaele di Next nuova economia e Maria Chiara Cefaloni di SlotMob hanno portato storia e prospettive di un movimento d'opinione che in 4 anni ha promosso oltre 200 eventi per premiare, con un consumo collettivo, i bar liberi dall'azzardo dando vita ad un movimento per la democrazia economica che chiede, con forza, di porre in discussione e quindi revocare l'affidamento delle concessioni dell'offerta d'azzardo alle società di profitto perché orientate fisiologicamente all'incentivazione di un settore che produce ricchezza per le lobby di potere e un malessere sociale diffuso. Parliamo di una raccolta di oltre 96 miliardi di euro raggiunti nel  2016.  

Amy Sfregola, ricercatrice in neuroeconomia, ha evidenziato la necessità di operare in rete: comunità di ricerca e società civile per svelare i meccanismi di induzione della dipendenza patologica del consumo d'azzardo ; una sinergia - ha sottolineato Stefano Castelli animatore SlotMob di Faenza - che si radica sempre più sul territorio in un dialogo aperto con le amministrazioni locali responsabili e la collaborazione con le reti associative vive e attive nelle città.

Marco Dotti, giornalista di Vita e cofondatore del movimento No Slot,ha fatto il punto sulla mancanza di trasparenza dei dati disponibili sul consumo abnorme di azzardo in Italia. "Non esistono analisi puntuali perché non abbiamo accesso ai dati mentre i monopoli ce li hanno in tempo reale. Occorre garantire ai sindaci sui territori supporto per ottenere, leggere e analizzare i dati. Se riusciremo a fotografare la realtà avremo gli strumenti per tagliare la testa al mostro". 

La politica, dal canto suo, deve impegnarsi sul fronte culturale e legislativo, hanno dichiarato il deputato Lorenzo Basso (PD) e il senatore Giovanni Endrizzi (M5S): "Abbiamo fatto una proposta di legge trasversale: quella di adottare per l'azzardo la stessa legge del fumo, cioè vietare la pubblicità e la sponsorizzazione del gioco d'azzardo". Una proposta avversata dalle società dell'azzardo e che non riesce ad arrivare in discussione in un Parlamento. Concordi gli economisti Pelligra e Bruni nel riconoscere l'esigenza di una risoluta operazione culturale per decostruire la narrazione dell'azzardo, incidendo sui territori collettivamente e tenendo sempre alta "l'attenzione all'altro" come criterio di giudizio e di azione.